L'Aleatico Passito DOCG, l’imperatore dei vini

Un vino intenso, dalle origini antiche che si perdono nella storia dell’isola. Il suo sapore unico e il suo carattere deciso l’ha reso un’icona indiscussa dell’Elba.

“Mettiamo dentro la bottiglia i valori che vengono dalla storia, da questa terra ricca di minerali e valori.”

(M. Stefanini, enologo)

 

Si comincia da un passato remoto, di cui si hanno poche tracce: sappiamo che nei tempi degli antichi Etruschi furono costruite delle vasche di raccolta dove le uve raccolte venivano pigiate. Il testimone passò poi ai Romani, che si assicurarono di far giungere questo vino pregiato nella loro città natale, alla tavola dei regnanti. E così via la produzione continuò fino allo sbarco di Napoleone sull'isola.

Gli elbani, però, nel frattempo, avevano imparato bene a conoscere il valore del proprio prodotto, e a diffidare dei “forestieri” che glielo avevano sempre portato via. Fu così che, quando un soldato intimò ad un contadino di far assaggiare l'Aleatico al grande imperatore, il contadino si guardò bene dal porgergli le bottiglie migliori, ben nascoste in cantina. Ma Napoleone non sarebbe stato tanto grande se si fosse lasciato scoraggiare così facilmente. Quando lasciò l'isola, infatti, sull'Elba il numero di viti raggiungeva i 32 milioni.

Cosa rende l’Aleatico un prodotto raro? L'aleatico è realizzato secondo un processo rigorosamente naturale, tramandato da generazioni: si produce soltanto con l'essiccazione degli acini di vite aleatico. Pensate che da 100 kg di uva si ricavano al massimo 22 litri di vino!

Immaginate un contadino che a fine estate, con il sole ancora caldo e alto nel cielo, si sposta di grappolo in grappolo. La sapienza nella selezione è il requisito fondamentale per una buona resa: i chicchi d'uva più belli e maturi vengono selezionati ed adagiati in serre areate, disposti su un unico strato, per essere di tanto in tanto dolcemente rivoltati per favorire l'essiccazione.

Il nettare color rubino dell'Elba. A questo punto avviene la pigiatura, e il vino viene successivamente diraspato. Chi ha assistito a questo processo racconta che l'aleatico produce un succo densissimo e molto dolce, del tutto unico nel panorama della vinificazione. La fermentazione si assesta spontaneamente durante l'inverno, quando il vino raggiunge i 12°-13°. Il colore è rosso scuro, con riflessi granati. E per quanto riguarda il sapore, gli aleatici giovani (commercializzati a partire dalla primavera successiva alla raccolta) sono quelli più freschi e aromatici, mentre quelli invecchiati in bottiglia hanno un quadro aromatico molto più complesso.

Quello che si dice “un vino che resuscita i morti”. Qui all’Elba si è anche soliti dire che “l’aleatico è un vino che fa perdere la testa”. Tanti sono i detti che accrescono la fama di questo rinomato vino, apprezzato tanto da vantare la DOCG dal 2011.

Lo ritroverete nelle tavole dei ristoranti, ad accompagnare dolci a pasta secca o cioccolato fondente al 50%. É un grande vino da meditazione da degustare alla temperatura di 16°-18°. Se lo avete gradito, guardatevi intorno: sull'Elba ci sono più di quindici aziende agricole dislocate su tutto il territorio che lo producono. Ognuna di esse, ovviamente, vanta la paternità del migliore in assoluto. Starà a voi decretare il vostro preferito!